Nipote Devota - La Mano che Educa - #6di13
giorgal73
**Premessa**
Questa storia, come tutte le altre che ho scritto, nasce da fatti reali. Non è una vicenda personale, ma l’esperienza di una coppia amica che ha deciso di affidarmela. I contenuti uniscono dinamiche BDSM a situazioni delicate legate a temi incestuosi.
Questo capitolo narra i fatti accaduto nel secondo incontro avvenuto un paio di settimane dopo il primo. Alcune dinamiche vengono ripetute, come Chiara che viene legata in bagno, per il semplice fatto che è una scena ricorrente e che effettivamente avviene ciclicamente. Il Racconto sarà diviso in 13 parti, ogni settimana ne pubblicherò 3.
Accompagnate Alessandro ed Elena in questo percorso con mente aperta e senza giudizi. Non si tratta di un racconto singolo, ma di una storia lunga e complessa, che verrà pubblicata in più parti — tre a settimana.
Vi chiedo un commento per capire se la storia vi piace e vi intriga e anche il pollice in su. Se poi siete stregati dal mio cervellino e volete conoscermi dal vivo, scrivetemi e magari vivremo la nostra avventura che potrebbe diventare la nuova serie Hot di A69.
**Bianca**
Non appena la porta si richiude, la casa si svuota di ogni rumore umano. Sento ancora il profumo di sudore, umidità e sperma nell’aria—un odore che mi fa sentire potente e triste insieme, come se fossi appena uscita da un culto segreto. Ripenso a come Chiara ha reagito. Si è lasciata guidare, umiliata e fiera, il tipo di contraddizione che solo il trauma o l’intelligenza possono generare. Sono sicura che ora, salita in camera, si stia guardando allo specchio cercando di capire se quello che è appena successo sia reale oppure un sogno erotico. Scommetto che si stia domandando quanto, nella sua recita, fosse davvero recita e quanto invece desiderio puro. E sono certa che, mentre si morde le labbra per la vergogna, si infilerà almeno due dita dentro e non riuscirà a smettere fino allo sfinimento.
Alessandro ed Elena sono addirittura più facili da leggere. Si sono seduti tutta la sera uno accanto all’altra, come se si sostenessero a vicenda contro un nemico invisibile. Ma il modo in cui hanno fissato la scena, il modo in cui Alessandro ha allungato la mano per afferrare la coscia di Elena quasi senza accorgersene, parlava più di mille parole. Di notte, in albergo, si toglieranno i vestiti con furia e si consumeranno a vicenda, pensando solo e soltanto a Chiara. Lo so con una precisione matematica. E domani, quando torneranno, avranno sguardi diversi. La fame sarà a fior di pelle, la voglia li renderà docili come animali in amore. Mi diverte scommettere su quanto dureranno prima di cedere alle richieste più estreme. Si tratta solo di tempo, e il tempo—quando si ha il controllo totale—è un’arma dolcissima.
Sento Luca che mi osserva, lo sento letteralmente sulla pelle. Mi piace il modo in cui si abbandona alla mia strategia, anche se so che una parte di lui vorrebbe lasciarsi travolgere dall’improvvisazione. Lo tengo a bada con carezze brevi e comandi sottovoce, come si fa con i cani da caccia. Domani sarà la volta di spingere ancora di più, magari invertire i ruoli e lasciare che Alessandro assaggi quello che ha solo osservato finora. Magari costringere Elena ad abbassarsi davanti a Chiara, o viceversa. È una partita a incastri e mi eccita sapere che le possibilità sono infinite.
La notte scorre lenta, con il rumore delle automobili e il buio fitto che stinge la casa. Quando tutto tace, so che in ogni stanza sta succedendo qualcosa di carico e irripetibile. Sorrido al pensiero che domani, a colazione, basterà una frase per accendere di nuovo il gioco. E lo farò. Non ho nessuna intenzione di fermarmi.
Il desiderio mi sfonda la gola, diventa quasi sete. Sento il mio culo vibrare nell’attesa di qualcosa di immenso, di una consumazione che mi riscriva per sempre. Il cazzo di Luca però—lo vedo—è moscio, stanco, prosciugato dalla fatica e dall’orgasmo intenso che Chiara gli ha regalato. Eppure, io so che posso resuscitarlo, che basta il mio sguardo per fargli capire quanto lo voglio dentro. Lo guardo senza vergogna, piego la schiena e con le mani mi prendo le natiche, le spalanco come se volessi offrire a tutti la vista più oscena del mondo. “Guarda come sono aperta,” penso, ma non parlo; nemmeno un lamento, solo la voglia che mi tira le budella in avanti.
Luca mi osserva, e qualcosa nei suoi occhi si spezza, forse l’ultima resistenza. Sento il suo sguardo che buca ogni centimetro della mia pelle. Mi aspetto una carezza, un ordine, invece arriva il silenzio. E dentro quel silenzio io tremo, non per paura ma per la tensione che si carica lenta come una molla pronta a schiantarsi.
Mi sporgo ancora di più, appoggio la fronte al tavolo e sento il legno gelato sulla pelle sudata. Le dita scivolano tra le chiappe, massaggiano il buco con una delicatezza da chirurgo, e ogni tocco mi fa irrigidire. Sento la punta del dito di Luca che si ferma sull’orlo, un attimo di esitazione che vale mille promesse, e poi entra, lenta ma decisa. È solo un dito, ma io mi mordo il labbro fino a sentire il sangue, perché il piacere è così vero che fa paura. Inizio a muovermi da sola, a spingere il culo contro la mano di Luca, a impormi il ritmo che voglio. Lui mi segue, aggiunge un secondo dito, e il mio ano si arrende subito, si spalanca come se avesse aspettato solo questo per anni.
Sento il suo cazzo appoggiarsi molle cada sulle palle, ma già pulsa di un’energia che non è solo sua. Lo afferra, lo stringe alla base, come per dargli forza. Me lo sento spingere contro il buco. Fa male, all’inizio, ma è un dolore buono, che viene subito assorbito dalla voglia di essere violata e svuotata del mio pudore. Quando entra, la sensazione è di frantumazione, come se il mio corpo cambiasse forma. Sento il cazzo di mio marito, ancora non duro ma già affilato di voglia, e mi sento subito piena, invasa da qualcosa di proibito e bellissimo.
Mi muovo contro di lui, spingo il culo all’indietro senza alcuna grazia, solo fame. Tutto è amplificato: il rumore dei corpi che sbattono, il respiro rotto di Luca. Sento che sto per perdere il controllo, che il mio orgasmo è vicino e sarà una specie di terremoto. Piango e rido allo stesso tempo, mi lascio scopare e dilaniare con la certezza che niente sarà più come prima.
Luca esplode dentro di me con un gemito strozzato, e un calore improvviso mi riempie, denso e vivo. Sento il suo seme scorrere in profondità, un fiume caldo che mi brucia le viscere e fa contrarre tutto il mio corpo in un ultimo, violentissimo spasimo. Rimango piegata sul tavolo, ancora impalata da lui, le gambe che tremano incontrollabili. Quando finalmente si ritira, sento il mio buco restare spalancato, pulsante nell’aria fredda della stanza, un anello di carne calda e dolorante che continua a contrarsi da solo. Sono così sfiancata che le braccia non reggono più il peso del corpo; scivolo a terra sul pavimento di legno, le guance bagnate di sudore e lacrime non ricordate. Sono felice. Anche io questa sera ho ricevuto il suo seme, il regalo bianco di mio marito. Non solo Chiara ha goduto di lui—finalmente, anche io.
**Alessandro**
Il tragitto dalla taverna all’albergo è un ritorno dalla guerra: le mascelle serrate, la camminata più svelta di quanto servirebbe, il gelo che sembra infilarsi nelle ossa per raffreddare il sangue ancora in ebollizione. Non parliamo. Sento il respiro di Elena, appena dietro di me, regolare ma violento come se stesse cercando di domare una bestia furiosa dentro la gabbia del petto. Quando entriamo nell’atrio, il portiere ci sorride con educazione d’ufficio, ma i suoi occhi sfuggono subito, forse disturbati dallo strascico magnetico di una tensione sessuale che deve sembrargli palpabile come un odore. Nell’ascensore restiamo immobili, fissando il display che lampeggia i numeri dei piani come se ogni cifra salisse non solo nel palazzo, ma anche nella pressione che ci isola sempre di più dal resto del mondo.
Vorrei dire qualcosa, rompere il silenzio con una battuta, una domanda, qualsiasi cosa per interrompere il pensiero ossessivo che mi martella da quando abbiamo lasciato la taverna. Invece sto zitto. Sto zitto perché temo che, se parlassi, da me uscirebbero solo versi animaleschi, parole senza controllo. Sono impaurito e insieme euforico, e in quella vertigine riconosco il tipo di paura che prende quando ci si trova davanti a un abisso e si è sicuri che, invece di scappare, ci si butterà giù per vedere cosa succede.
Entriamo nella stanza senza accendere la luce. Elena si sfila subito il giubbotto e lo lascia cadere a terra con un gesto impaziente, come se le bruciasse addosso. Attraversa la stanza a passi nervosi, va in bagno e accende la luce. Sento il rumore dell’acqua, lo scroscio breve del rubinetto, poi il silenzio denso mentre resta davanti allo specchio. Immagino la sua faccia nello sguardo implacabile del neon: i capelli spettinati, le labbra gonfie di morsi recenti e forse un’ombra d’inquietudine che le incide la fronte. Elena è bella in molti modi diversi, ma in quell’istante il pensiero che mi arriva, netto e brutale, è che sia bellissima proprio perché sembra distrutta. Un essere umano in frantumi che non prova nemmeno a ricomporsi.
Aspetto. Mi siedo sul letto, il materasso che cede sotto il mio peso e fa scricchiolare la rete, un rumore piccolo che si dilata nel silenzio della stanza come una risata trattenuta. Nella penombra, la mia ombra si allunga sulla parete e sembra un animale in agguato. Mi tolgo le scarpe, poi la camicia, e resto in piedi a guardare la porta del bagno come se fosse la soglia di una dimensione diversa. Lì dentro, Elena respira. Lì dentro si sta preparando a qualcosa che non so prevedere, e l’attesa mi rende pazzo.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Nipote Devota - La Mano che Educa - #6di13:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
